Durante la 12° edizione di Italy Insurance Forum, avrà l’opportunità di esplorare come i dati biometrici, la tecnologia dei wearable e la prevenzione possano davvero trasformare il settore assicurativo, portando innovazioni significative nel modo in cui le compagnie gestiscono i rischi e offrono i propri servizi.
Il sistema sanitario italiano si trova oggi in una posizione paradossale: spende di più ogni anno, ma fatica a tenere il passo con una popolazione che invecchia e con patologie croniche sempre più diffuse. La spesa sanitaria privata supera ormai gli 8 miliardi di euro l’anno, e la quota gestita da polizze assicurative cresce costantemente — segno che sempre più famiglie e imprese cercano nel privato una risposta che il pubblico fatica a garantire nei tempi e nei modi attesi. In questo contesto, le assicurazioni sanitarie non sono più un accessorio opzionale: stanno diventando un pilastro strutturale del welfare italiano. E con questo ruolo crescente arriva una responsabilità nuova — e una domanda che il settore non può più rimandare: è possibile offrire un servizio migliore riducendo al contempo i costi?
Il nodo culturale e tecnologico
Il nodo è culturale prima ancora che tecnologico. Il modello assicurativo classico è reattivo per natura: valuta il rischio al momento della sottoscrizione, fissa il premio, e interviene quando il danno è già avvenuto — rimborsando ricoveri, visite, terapie. È un modello che funziona, ma che per sua stessa natura non ha interesse a che il sinistro non accada. Eppure ogni euro investito in prevenzione efficace può valere cinque euro risparmiati su diagnosi tardive e trattamenti complessi. Spostare il baricentro dalla gestione del danno alla prevenzione del rischio non è solo una scelta etica, è la più razionale delle strategie economiche per chi assicura la salute delle persone.
La tecnologia come leva per la prevenzione
È qui che la tecnologia entra in campo, cambiando le regole del gioco. Smartwatch, anelli biometrici, patch cutanee, glucometri continui: il mercato dei wearable per la salute cresce a ritmo sostenuto, oltre il 47% in Europa tra il 2022 e il 2024, e porta con sé qualcosa di inedito per il settore assicurativo: un flusso continuo di dati biometrici in tempo reale. Frequenza cardiaca, qualità del sonno, ossigenazione, livelli di stress, attività fisica quotidiana: informazioni che fino a pochi anni fa erano patrimonio esclusivo del medico di base diventano oggi accessibili, misurabili e soprattutto condivisibili. Per le compagnie assicurative, questo significa poter abbandonare la fotografia statica del rischio al momento della firma e costruire invece una lettura dinamica e personalizzata della salute dell’assicurato nel tempo. Lo stesso principio delle black box nel ramo auto, dove il premio premia chi guida bene, applicato finalmente alla salute delle persone.
I risultati di un nuovo approccio assicurativo
I risultati, dove questo modello è già operativo, parlano chiaro. Vitality di Discovery e Oscar Health negli Stati Uniti hanno costruito prodotti in cui i premi si riducono in base ai comportamenti virtuosi registrati dai dispositivi: passi giornalieri, sessioni di allenamento, ore di sonno regolare. Nei gruppi di utenti più coinvolti, le richieste di rimborso scendono tra il 12% e il 20%. Un dato che, tradotto in termini attuariali, cambia radicalmente il profilo di rischio del portafoglio. E secondo le rilevazioni più recenti, già un italiano su tre si dichiara disposto a condividere i propri dati biometrici in cambio di premi più bassi: un segnale di apertura culturale che il mercato italiano non può permettersi di ignorare.
Il salto qualitativo: l’integrazione con l’ecosistema sanitario
Il salto qualitativo, però, avviene quando il dato del wearable si integra in un ecosistema più ampio: telemedicina, fascicolo sanitario elettronico, intelligenza artificiale predittiva, coaching comportamentale personalizzato. È in quel momento che la polizza smette di essere un contratto che si attiva solo in caso di malattia e diventa un servizio continuativo di accompagnamento alla salute — con valore percepito altissimo per l’assicurato e sinistrosità strutturalmente più bassa per la compagnia. Le assicurazioni più innovative stanno già costruendo app proprietarie e partnership con healthtech per offrire questa esperienza: dalla prevenzione quotidiana al supporto durante la malattia, dal monitoraggio delle cronicità alla riabilitazione. In Italia, il PNRR ha aperto risorse significative in questa direzione — Casa di Comunità, FSE 2.0, telemedicina diffusa — creando le condizioni per una collaborazione tra pubblico e privato ancora largamente inesplorata, ma ricchissima di potenziale.
La questione della privacy e della fiducia
Su questo scenario promettente pesa però una domanda che il settore non può eludere: chi possiede davvero i dati biometrici dell’assicurato, e come verranno usati? Il GDPR europeo classifica i dati sulla salute come categorie particolari, soggette a protezioni rafforzate. Ma la vera sfida non è solo giuridica, è di fiducia. Se le persone temono che i propri dati possano essere usati per escluderle da coperture future o per alzare i premi in modo discriminatorio, nessun incentivo economico sarà sufficiente a convincerle a condividere. Il settore deve rispondere con chiarezza: la personalizzazione non può trasformarsi in esclusione sociale. La direzione normativa europea è netta, i dati devono tornare a vantaggio dell’assicurato, non contro di lui. Il quadro regolatorio, però, è ancora incompleto, e il confronto con i regolatori è una partita che le compagnie farebbero bene ad affrontare in modo proattivo, non difensivo.
La prevenzione digitale come futuro dell’assicurazione
La prevenzione digitale non è una moda passeggera: è la più concreta opportunità di trasformazione del settore assicurativo nel decennio che si apre. Le compagnie che sapranno diventare veri alleati della salute dei propri assicurati, investendo in tecnologia ma soprattutto costruendo un nuovo contratto di fiducia con le persone che assicurano, avranno un vantaggio competitivo difficile da colmare. La partita è appena cominciata.
